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Scala Naturae

 

Scala Naturae, mostra personale di Francesca Ferreri, allude nel titolo alla definizione di una tassonomia biologica, ormai mitica nella sua accezione prescientifica, ma in cui entrano in gioco tensioni filosofiche e creazioniste.

La pratica di Francesca Ferreri si condensa nel processo di stratificazione che colma una distanza spazio-temporale tra oggetti di utilità trascorsa, generativa di una nuova superficie materica, fatta di gessi mescolati a pigmenti, sabbie, quarzo e resine consolidanti, secondo una prassi, con forte valenza poietica, propria delle tecniche di restauro. La forma e il cromatismo generano ibridi del tutto incongruenti rispetto ad una classificazione nell’ambito dell’esistente.

La catena dell’essere, che - secondo un’arcana ontologia - ad ogni gradino di una scala metaforica collocava uno status biologico, comprende livelli che da quello supremo della divinità o dell’archetipo ideale scende fino al mondo minerale. I lavori di Francesca Ferreri colgono la caduta di questa impalcatura teorica, raccogliendo le scorie di tutto ciò che rimane nell’inclassificabile. Gli assemblaggi divengono così ricettacoli di oggetti annegati in sembianze aliene da ogni riconoscibilità, inscenando nella sovversione di ergonomie consuete e nell’invenzione di posture anomale,  gli esiti di una nuova possibilità di esistenza.

Scala Naturae individua nell’allestimento un flusso di continuità tra serie di sculture che anarchicamente rivendicano la loro autonomia ontologica. Il concetto della coesistenza, libero da ogni assonanza simbolica, caratterizza un’istallazione diffusa nello spazio che si snoda come un filone di elementi emersi, quasi naufragati da una deriva che infrange ogni preesistenza iconografica per assurgere ad una orografia inedita nello spazio. In questi termini la mostra si caratterizza per sovrapposizioni e accostamenti materici, cromatici e morfologici, incongruenti e lontani da ogni convenzione precostituita al punto da creare un repertorio spontaneo di classi scultoree, ciascuna con un loro portato ontologico, cromatico ed organico, in linea con l’immaginario biologico dell’artista. La serie Progressioni e la serie Eterocronie si compongono di oggetti, gesso rinforzato, pigmenti e resina consolidante. La serie Lamp assembla frammenti ceramici, oggetti, materiali elettrici, fungendo da fonte illuminante. La serie Fuzzy Traces include nel gesso e nella resina strutture metalliche, ceramica e oggetti in legno.

La materia - oltre un’atavica egemonia culturale che la considera di poco conto - diventa forma libera di essere inorganica sul terreno di un’inattesa cosmologia emergente.

(© Fabio Carnaghi)


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