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Learning from Lascaux

 

Nuovi corsi di orientamento

a Norbert Aujoulat


La suggestione iniziale offerta dalle collezioni del Museo Fiorentino di Preistoria “Paolo Graziosi” permette di individuare come punto di convergenza tra i reperti esposti e il contemporaneo la natura, in una visione senza tempo, quasi planetaria, priva di ogni artificio, universalmente riconosciuta.

 Ciò che questo progetto ha risvegliato nell’osservazione di materiali quali selci, utensili, ma anche oggetti  di piccola scultura, o bassorilievi è una sensazione di incanto che ha totalmente spodestato l’idea iniziale di centrare il tema esclusivamente su una natura virginale, quasi edenica. In questi termini il Paleolitico diviene l’habitat in cui quest’esperienza culturale ed espositiva va ad insediarsi. In particolare la traccia volatile e all’apparenza così fragile della pittura parietale rupestre ha condotto l’immaginario fino a Lascaux.

Imparare da Lascaux significa entrare nella dimensione primaria della conoscenza, in cui la natura è l’unica realtà in cui cercare riparo e sostentamento. Lascaux rappresenta il primo segno sulla tabula rasa dell’orientamento nell’acquisizione di una prospettiva spazio- temporale.

Per esprimere al meglio il retroterra su cui è nata l’idea di questa mostra occorre riferirsi al concetto di cheiropoieton  - cheiros (mano) e poieo (fare) - che rimanda all’elementarismo del segno, ma anche al suo contrario l’acheiropoieton -  quasi nel senso ieratico di non realizzato da mano umana nello sfasamento rispetto alla percezione attuale. Questo cortocircuito che agisce nell’osservare i reperti materiali ma soprattutto nel cercare di immaginare le pitture rupestri di Lascaux trova la possibilità di una documentazione nelle ricerche di Norbert Aujoulat (1946 - 2011), speleologo e preistorico francese che dedicò tutta la sua attività di studioso a Lascaux e all’arte parietale.

Norbert Aujoulat, tra il 1988 e il 1999, mise in evidenza il fatto che la costruzione delle zone dipinte nelle grotte di Lascaux seguisse uno schema immutabile in base al quale il cavallo è sempre delineato per primo, seguito dall’uro e poi dal cervo. La scansione temporale assume un valore fondamentale nell’interpretazione del ciclo parietale di Lascaux. Questo concatenarsi di figurazioni sistematicamente applicato all’insieme delle composizioni di questo santuario rispondeva probabilmente a necessità di ordine biologico, rivelate dai caratteri di stagionalità presenti nella rappresentazione degli animali. Quest’analisi ha dimostrato che i cavalli avessero il manto di nuova muta propria della primavera, gli uri avessero la livrea estiva mentre i cervi quella autunnale. Le differenti fasi di questi cicli biologici indicano per ogni specie animale i segni dell’accoppiamento, fase di inizio della vita. Al di là di questa lettura iniziale è soprattutto il carattere ritmico che assume il significato della rigenerazione del tempo. Sono così riprodotte le fasi della primavera, dell’estate e dell’autunno, quali evocazioni metaforiche che in questa congiuntura legano il tempo biologico a quello cosmico. Queste grandi composizioni dipinte o incise sembrano essere testimonianza di un approccio simbolico basato su una concezione cosmogonica. Dall’ingresso fino al fondo delle grotte si svolge un grande volume di mitologie primarie, che sembrano ispirarsi a una ricerca fisiologica sulla ciclicità e sul suo fondamento originario, sulla creazione della vita e, oltre, sulla genesi del mondo.

Partendo da questa suggestione, l’indagine sul contemporaneo si è concentrata sulla pratica di artisti italiani che si lega alla cultura materiale ed individua i caratteri primari, quasi rudimentali del gesto, della collocazione nello spazio, della restituzione del preesistente sotto forma di sopravvivenza. Un approccio conservativo che si esprime con mezzi differenti  e che trae origine dalla gestualità,  dalla figurazione, dalla sua documentazione, dal suo giustapporsi a collezioni di reperti millenari, ma che sa riconsegnare oggi un codice di segni raro per un ritorno all’orientamento cognitivo nella natura, aspetto controcorrente rispetto ad accezioni di procedure artistiche comuni ed oggi incoraggiate. Il concetto di arte esce da schemi estetici di tipo concettuale o speculativo per addentrarsi in una dimensione culturale, quale manifestazione di fenomeno poiètico.

L’attitudine degli artisti restituisce un percorso immersivo attraverso interventi che mettono in gioco ordine naturale e registrazione dello straordinario e dell’unico. Il lavoro di Valentina D’Amaro riflette sulla natura che diviene paesaggio cognitivo nel delineare scenari arcani e mnemonici. La natura è un luogo sacro fatto di nessi armonici ma restituita con sapiente alchimia cromatica al punto da svelare la possibilità di fenomeni prodigiosi e inspiegabili.

Tamara Ferioli dialoga con reperti paleontologici animali in un concetto di natura ambiguo nell’inventario di una flora fossile realizzata con ossa di pesce selvatico. L’animale vira in vegetale sottoposto ad un processo manuale di assemblaggio che rievoca la metamorfosi.

In una sorta di scambio di identità temporale, attraverso un processo atavicamente rudimentale, l’elemento trovato nel contemporaneo diviene mimetico rispetto al tessuto museale nell’opera di Chiara Lecca. Secondo un accostamento ardito, parafanghi di automobile con un rivestimento in pelle animale sono assimilati a una forma primordiale. L’animale e l’antropico sono salvati dalla stessa sorte di abbandono per inscenare una nuova vita da reperto preistorico.

Il manufatto quale esito culturale assume una rilevanza peculiare nell’indagine di Francesca Ferreri. L’interesse per la plasmazione e l’inclusione oggettuale crea ibridi formali che concretizzano connessioni tra oggetti esistiti con funzioni eterogenee in tempi differenti. Il processo di inclusione amalgama ogni specificità morfologica e temporale: la nascita di forme nuove si manifesta nell’atto demiurgico e nel risultato magmatico di inedite possibilità di esistere. 

Le carte di Cristiana Palandri sono espressione di un’istintività pressoché automatica nel segno che esiste alla stessa stregua di gesto e azione. La serie di opere ha un’ascendenza letteraria da Sub Umbra, un passo di Victor Hugo. La scrittura viene utilizzata come tratto a integrarsi con il disegno e i pigmenti in una sorta di pittogramma. Il carattere ancestrale di queste rappresentazioni cosmiche ha un senso profondamente primitivo, cavernoso e popolato da un bestiario fantastico.   

L’installazione di Lorenza Boisi ricorre alla plasticità della scultura ceramica per rappresentare i postumi di un rituale fatto di fuochi e foglie. Un tributo animistico richiama la natura come forza suprema. La ceramica ora grezza ora lucida utilizza bianco come colore dominante, ribadendo nella materia il carattere chiaroscurale di un’impostazione pittorica che  costituisce l’essenza della ricerca dell’artista.

Il progetto di Gaetano Cunsolo ha un carattere prettamente archeologico nella riabilitazione del lacerto. La ricostruzione è elemento fondamentale che fa delle macerie una materia prima. Ciò che simbolicamente allude alla distruzione ha nuova forma con un atto strutturale, che crea nuovi equilibri e ulteriori prospettive estetiche nella realtà.

L’esperienza ha uno spazio fondamentale nel disegno di Cristiano Focacci Menchini che descrive attraverso il particolare botanico tracce mentali ovvero dati primordiali, innati, ereditari della mente umana.

Il contributo di Eugenia Vanni pone al centro dell’operare artistico un essenziale coinvolgimento delle tecniche espressive ed esecutive dell’arte, derivando dalle loro nozioni esecutive spunti visionari. Poetica e poiètica coincidono al punto da riflettere sull’autorialità creativa come esperienza. La scultura Tournée nasce dalla collaborazione con un liutaio con il quale l’artista ha condiviso la competenza del mestiere. Dal confronto del fare tecnico artigianale con quello artistico nasce uno spazio creativo unico e irripetibile nella sua purezza espressiva. La scultura ha preso forma dalle parti di essenze di legno necessarie per fare un violino con le finiture dello strumento eseguito.

Low Paradise di Devis Venturelli focalizza la tematica dell’arcano senso creativo innato nell’uomo. Pinto, un portoghese senzatetto elegge a propria dimora lo spazio di una colonia marina littoria abbandonata. La creatività è un’esigenza vitale nella ricognizione del luogo costruito non solo per una sterile necessità di riparo ma per una scelta insediativa qualificante. La riflessione antropologica sull’abitare, al centro degli interessi dell’artista, svela il senso del meraviglioso che risiede in un atto creativo inconsapevole. Un repertorio di architetture inconsce testimonia un estremo ed instancabile gesto di autocostruzione della sopravvivenza umana.

(© Fabio Carnaghi)


1. Tamara Ferioli
The wide sea comes each morning, 2016, Ossa di pesce selvatico pescato nel Nord Atlantico: merluzzo nordico (Gadus morhua), eglefino(Melanogrammus aeglefinus) e pesce lupo (Anarhichas lopus)

2. Francesca Ferreri
Eterocronie, 2013, oggetti, gesso, pigmenti, resina consolidante

3. Tamara Ferioli
Nostalgica, 2016 alveari, fiori disidatratati, site specific installation

4. Gaetano Cunsolo
ruins, 2016, installazione, dimensioni variabili calcinacci e plastilina

5. Cristiana Palandri
Pour Victor Hugo #6, 2016, carta, inchiostro di china, crema oro
Pour Victor Hugo #7, 2016, carta, inchiostro di china, crema oro
Pour Victor Hugo #8, 2016, carta, inchiostro di china, crema oro
Pour Victor Hugo #9, 2015, carta, inchiostro di china, crema oro

6. Eugenia Vanni 
Tournée, 2014, legno: Abete rosso e Acero dei Balcani, scultura realizzata con Pietro Gargini, liutaio

7. Lorenza Boisi
Pale Fires, 2016, ceramica, installazione ambientale

8. Cristiano Focacci Menchini
Ombre sulla terra, 2016, matita su carta, yucca, vernice, argilla

9. Daniel Spoerri
Figure humaine comparée avec celle de la chévre et brebis, 1995, Courtesy Centro Pecci, Prato

10. Devis Venturelli
Low Paradise, 2016, video HD, colore, suono, 4’

11. Valentina D'Amaro
S.T. 2015 serie Vespro, olio su tela
S.T. 2015 serie Vespro, olio su tela
S.T. 2015 serie Switzerland, olio su tela
S.T. 2011 serie Switzerland, olio su tela
S.T. 2015 serie Switzerland, olio su tela
S.T. 2016 serie Switzerland, olio su tela

12. Chiara Lecca
Fenders (Frontale#4), 2015, parafanghi, pelli



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Museo Fiorentino di Preistoria