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La Presenza Nascosta

 

Il progetto triennale Il Museo e gli altri, del Museo Archeologico di Angera, si dedica nel 2016 al tema Gli dei degli altri, un’analisi storica e archeologica sui culti non latini attestati nel territorio.

La Presenza Nascosta. L’eterno senso del divino nell’arte è l’occasione per indagare il divino in un’ottica ancora ‘altra’, per noi inconsueta.

Nelle opere scelte l’arte è frutto di una presenza nascosta, di un’analisi interiore, in alternativa alla visione antica di arte come ispirazione divina. In un reciproco gioco di specchi, la lettura archeologica svela l’eterno e ancestrale ritorno di iconografie millenarie e iconologie intime, che sono parte, talvolta ignota, del vissuto di ciascuno di noi, artista o spettatore.

Il groviglio interiore espresso dalle ceramiche serpentiformi o degli arazzi di Eva Reguzzoni, richiama le spire delle Erinni. Il mondo onirico di Andrea Fiorino è abitato da figure zoomorfe o surreali che evocano i protagonisti di mitologie antiche e moderne. I lacerti di affreschi di Adi Haxhiaj suggeriscono una visione di insieme che non è dato vedere, se non illuminati dalla sapienza divina. Il paesaggio è restituito da Daniele Giunta di un ambiente ‘naturale’ vissuto e mitizzato, che è operoso frutto di un alveare totemico. Le visioni in movimento di Rita Casdia esprimono una ricerca interiore affidata a materiali antichi e forme fliaciche.

Cristina Miedico

 

La Presenza Nascosta presenta le pratiche di artisti contemporanei interessati al rapporto tra ideale e reale, tra immateriale e materiale, tra fisico e metafisico.

Il dualismo tra categorie ontologiche antitetiche è un motivo culturale che coinvolge la ricerca verso una dimensione altra che spesso si identifica in una rappresentazione della divinità. Lo svelamento del nesso latente tra la realtà esperibile e il mistero inafferrabile, che si colloca oltre il confine della conoscenza, è il nucleo essenziale della mostra.

Ognuno dei cinque artisti ha indagato l’esistenza nascosta e spesso ignota di una dimensione trascendente rispetto al reale attraverso un approccio peculiare.

Nelle tele di Andrea Fiorino, trasformate in veri e propri manufatti artigianali, l’immaginario naïf si interiorizza in spazi domestici, luoghi ambigui ed insidiosi in cui aleggia la minaccia di un’inquietante forza suprema. La video animazione di Rita Casdia restituisce la dimensione virtuale popolata da avatar plastici che mettono in scena una sorta di rituale ctonio che nella natura desertica esprime il senso dell’isolamento e dell’abbandono. Il lavoro di Adi Haxhiaj interpreta l’ignoto inconscio attraverso una poetica del lacerto. L’artista interviene su oggetti trovati ricostruendo l’ambiente del loro rinvenimento che appare come paesaggio parziale e aperto all’immaginazione. L’apporto di Eva Reguzzoni si esprime nell’analisi introspettiva di forme organiche rappresentate in arazzi dalle forme irregolari e assemblaggi ceramici che divengono ricettacolo di tracce di moti dell’animo spesso travolgenti. Daniele Giunta assume la natura come luogo di immanenza di uno spirito armonico. L’intervento installativo narra di un panismo intimo e di un’immersione totalizzante nella ciclicità naturale.

Fabio Carnaghi

 



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Civico Museo Archeologico di Angera