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Antiquarium Alda Levi, Milano

L'Antiquarium Alda Levi è ospitato nell’antico monastero di Santa Maria della Vittoria e costituisce un complesso museale articolato nel museo e nell’area archeologica dell’Anfiteatro romano di Milano.

L’anfiteatro di Milano sorgeva all’esterno della cinta muraria della città, in prossimità della porta Ticinensis e di importanti vie di comunicazione dirette a Sud-Ovest. La localizzazione nella zona periferica, comune ad altri anfiteatri romani, era condizionata da varie necessità e tra le prime l’esigenza di disporre di spazi molto ampi per l’edificazione e per la funzionalità durante lo svolgimento di spettacoli che richiamavano masse ingenti di spettatori. Nel tessuto del centro romano l’edificio, le cui notevoli dimensioni raggiungevano 155 x 125 m per gli assi e 41 x 75 m circa per l’arena, rappresentava certamente una delle costruzioni di maggiore impatto architettonico ed era elemento di specifica caratterizzazione urbanistica e monumentale della città. Oggi l’area dell’anfiteatro, situata tra le vie De Amicis, Conca del Naviglio e Arena, si presenta come una zona pianeggiante con alcuni modesti salti di quota dovuti soprattutto ad accumuli moderni. Parte dei resti dei settori occidentale e orientale del monumento, limitati alle fondazioni, si trovano sotto gli edifici moderni, mentre i rimanenti ruderi sono parzialmente visibili nella grande arena verde fra via De Amicis e via Arena e in quella più piccola di via Conca del Naviglio.

Sull'area in cui anticamente sorgeva l'anfiteatro, fu creata a partire dal 1220 la sede delle monache di Santa Maria della Vittoria, monastero femminile che seguiva la regola di san Domenico. Dal primo ventennio del XIII secolo è attestata l'esistenza di una "domus dominarum albarum" fuori di Porta Ticinese e vicino alla chiesa di Santa Maria della Vittoria, che nel XV secolo diede il nome al monastero.  Il complesso monastico del XIII secolo era costituito da una chiesa a pianta cruciforme con annesso chiostro. Verso la fine del XVI secolo il convento incorporò i monasteri di S. Pietro alla Vigna e S. Caterina da Siena. Questo rese necessaria una ristrutturazione: fu costruita una nuova chiesa, in parte sovrapposta alla precedente, mentre la parte restante del vecchio edificio di culto fu trasformato in abitazione per le monache. Gli edifici in questione rimasero sede del monastero fino al 1798, anno della soppressione,  e nei locali abitativi, nel coro di clausura e nella cripta venne installata una manifattura tessile, che vi rimase dal 1810 fino al 1875. In quell’anno il conte Carlo Lurani acquistò parte del monastero per trasferirvi l’opera assistenziale “Rifugio Lurani” che vi ebbe sede fino al 1959. Da allora lo stabile, tornato di proprietà comunale, fu utilizzato per abitazioni private. Negli anni Ottanta del Novecento, infine, parte del complesso è stato destinato a nuova sede della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia.

La scelta di intitolare l'Antiquarium dell'anfiteatro romano ad Alda Levi deriva dalla consapevolezza che Milano e la Lombardia sono in debito verso questa studiosa, la cui attività è stata per lungo tempo ignorata e quasi cancellata.
Si intende riparare ad una omissione e far riemergere da un oblio durato molti anni la figura di questa archeologa, una delle pochissime donne in servizio all'Amministrazione delle Antichità e Belle Arti della prima metà del Novecento, alla cui opera di studio e tutela spetta un giusto riconoscimento.
Il silenzio che ha circondato per lungo tempo l'opera di questa studiosa, mettendone in ombra la personalità è probabilmente spiegabile alla luce degli eventi devastanti che hanno inciso profondamente anche sulla vita personale e professionale di questa donna: il fascismo, la guerra e il dopoguerra. Il ricco curriculum professionale contrasta con l’essenzialità dei dati biografici: la nascita a Bologna nel 1890, la laurea in Filologia Classica all'Università di Padova nel 1913, nel 1932 il matrimonio con il sessantanovenne Vittorio Spinazzola, già suo Soprintendente a Napoli, il periodo dell’occupazione nazista trascorso nascosta a Roma con la minaccia della deportazione, la reintegrazione nel 1945 a Roma, l’adesione alla religione cattolica, la morte nel 1950. Legata a un ambiente culturale antifascista di stampo liberale che aveva come punto di riferimento Benedetto Croce,  nel 1915 entrò a far parte dell'Amministrazione delle Antichità e Belle Arti (dipendente dal Ministero della Pubblica Istruzione) come ispettrice presso la Soprintendenza agli Scavi e ai Musei delle province di Napoli, Caserta, Avellino, Salerno, Benevento e Campobasso con sede a Napoli.
Nel 1923 ottenne la libera docenza di archeologia presso l'Università di Bologna. Nel 1924 si trasferì alla Soprintendenza di Bologna e nel 1925 a Milano, dove fu istituita una sede distaccata, dipendente dalla Soprintendenza delle Antichità di Torino fino al 1927, e poi  al 1939 da quella di Padova.
L’apertura dell’ufficio staccato a Milano diretto da Alda Levi dà vita ad un coordinamento della tutela territoriale a livello regionale. Alda Levi era l'unico funzionario responsabile per la tutela archeologica di tutto il territorio lombardo e disponeva di pochissimi mezzi e personale, ma, nonostante questo, operò per una salvaguardia appassionata e coraggiosa del materiale archeologico che venne recuperato durante gli sterri perpetrati in quegli anni di intenso sviluppo edilizio, pubblicando i rinvenimenti effettuati nelle riviste Historia, Rivista Archeologica dell'Antica Provincia e Diocesi di Como, Notizie degli scavi di Antichità e il Bullettino di Paletnologia Italiana. Dopo la perdita del posto di lavoro nel 1939, in seguito alle leggi razziali del 1938, e la morte, nel 1943, del marito Vittorio Spinazzola, già suo Soprintendente a Napoli, decise di trasferirsi nel 1945 a Roma, dove venne reintegrata nella Soprintendenza Archeologica di Roma, occupandosi degli scavi di via dell'Abbondanza di Pompei effettuati dal marito, fino al 1950, anno della morte.
Gli inediti "Giornali di scavo" autografi conservati nell'archivio della Soprintendenza di Milano, testimoniano una instancabile attività, svolta con professionalità e dedizione, nell'attività di tutela dei materiali archeologici e nella sistematica pubblicazione dei rinvenimenti fortuiti, tra cui si ricordano la pubblicazione sulla patera d'argento di Parabiago e il "Catalogo delle sculture greche e romane del Palazzo Ducale di Mantova".

La raccolta museale dell’Antiquarium Alda Levi comprende materiali archeologici di particolare rilievo che documentano le tracce dell’insediamento urbano nell’area dell’Anfiteatro di Mediolanum all’epoca della romanizzazione fino all’età tardo-antica e all’Alto Medioevo. Il museo gestito dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo custodisce, oltre al materiale archeologico di pertinenza dell'area, la prestigiosa collezione Sambon, acquisita dall’Antiquarium a seguito del riallestimento del Museo Teatrale alla Scala di Milano.

Per tutte le immagini © Soprintendenza Archeologia della Lombardia - Tutti i diritti riservati

Antiquarium Alda Levi, Milano



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