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Eva Reguzzoni | Herbarium

Il regno vegetale è un grande repertorio da sempre legato alla primaria sussistenza dell’uomo e in particolare alle sue proprietà terapeutiche e medicinali. Herbarium è un excursus attorno alle anatomie vegetali, che individua una similitudine quasi fisiognomica tra forme fitomorfe e conformazioni dell’interiorità umana. Nelle opere di Eva Reguzzoni l’indagine di queste tematiche è essenziale e si manifesta significativamente in sedimentazioni di inchiostro, frammenti di garze o cuciture di filo su carta, quasi fogli di un volume immaginario su cui resta la stratificazione di un processo di elaborazione. L’equivoco nella procedura estetica propria dell’artista si insinua nel pensare alla pratica amanuense ed è lecito liberare l’immaginazione verso un erbario accuratamente miniato e frutto di copiatura basata sull’analogia di forme organiche, siano esse naturali o umane. Il percorso che connette lo stato d’animo con le dinamiche vegetative allude all’equilibrio di forze in cui l’umano si mimetizza nell’habitat naturale. Queste tracce vegetali raccolgono con grande interesse un senso illustrativo ed iconografico che risente della suggestione inconscia derivata dalla tradizione del disegno botanico descrittivo. Come in un Herbarum vivae eicones Reguzzoni declina l’elemento vegetale in un arcano tracciato di fili ed impressioni ora rigorosamente bicromatiche in bianco e nero, ora affidando al colore una simbologia pressoché figurale. L’attinenza di queste rappresentazioni con lo spazio monasteriale in cui vengono collocate permette di esplorare e confrontare negli andamenti, l’ulteriore valenza fitomorfa del decoro che nelle tracce di partiture affrescate scopre candelabre cinquecentesche, ribadite nelle simmetrie speculari degli arazzi di carta bianca affiancati dall’artista. Cammei di specie viscerali intricate, rigogliose fioriture nell’ambiguità di varietà benefiche o venefiche, ecosistemi rizomatici o grovigli linfatici esplorano vasti terreni di questioni fisiologiche presocratiche, di antiche saggezze farmacologiche, di armonie decorative, di allegorie medievali. La tecnica dell’artista parte dall’impiego del ricamo per segnare e marcare tracciati filiformi che si addicono alla somiglianza con lo sviluppo vegetativo. Ne deriva una dimensione empatica che condivide relazioni primordiali tra la vita umana e quella vegetale. Dai fiori alle radici le traiettorie innervate di fili sottili o fibrosi descrivono anatomie intercambiabili tra fisicità e soffio vitale.

L’immersione nella ciclicità di generazione, crescita, decadimento, morte e rinascita rappresenta il profondo equilibrio del mondo vegetale a cui l’umano incessantemente aspira. 



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Monastero degli Olivetani, Nerviano (MI) 
Eva Reguzzoni