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Andrea Fiorino | If you come back

If you come back è un progetto basato sulla relazione con lo spazio che simbolicamente subisce una totale sovversione di lettura e fruizione. L’impostazione architettonica dogmatica del luogo sacro è invertita nella sua traiettoria di accesso e scoperta. Lo spazio con le sue caratteristiche ambientali partecipa del processo creativo: il corridoio vestibolare e buio conduce direttamente nel presbiterio dominato dalla luce. L’abside si scopre lateralmente e diviene spazio di apparizione in cui addentrarsi e penetrare attraverso il mistero. La navata è invece punto d’arrivo del percorso di visione.
Andrea Fiorino sperimenta e dialoga con lo spazio sacro intervenendo su un concetto bidimensionale che equivoca con modalità scenografiche del mondo liturgico e paraliturgico che animano i cerimoniali religiosi a carattere comunitario. L’eroe e le sue gesta, che equivocano con narrazioni fantasiose dall’immaginario parabolico e favolistico, popolano le iconografie della tradizione osservati in stretto rimando dai soggetti dei dipinti antichi che celebrano santità e martiri. In questo sta il nucleo di tutta la progettualità: il ritorno è la rivisitazione di un’iconografia che varca i suoi confini di appartenenza, è la rinascita allo stato originario di una vita arcana e primitiva, è la rigenerazione di una forza soprannaturale.

L’ingresso, quasi una caverna, lascia scorgere nel buio la nascita da una mitologia totemica tra animali esopici e l’atmosfera misterica di una natura notturna e magica (1). Una sorta di Big Bang primordiale innesca un racconto ad episodi che si leggono quali testimonianze istoriate su drappi sopravvissuti. The golden age (1) dà vita alle gesta dell’eroe, ritratto in una posa celebrativa a cavallo (2), nell’atto di un’ascesa, di una presa di potere attrattivo e magnetico. La riflessione sull’eroe e sul protagonismo di una creatura quasi principesca, che ricorda un’età aurea primitiva, propone nella poetica dell’artista il consueto interscambio tra ambientazioni preletterarie e stati d’animo autobiografici.

If you come back ritrae un momento onirico di fuga dal mondo, di inizio di un viaggio oltremondano che indaga un’interiorità fatta di spirito e di spiriti atavici. La parte irrazionale e dionisiaca supera l’encomio del razionalismo di gesta da epopea classica. Le creature che rivivono lo spazio sacro sono espressione di un’emanazione dell’istinto, del lato oscuro dell’intimità umana. La scelta di rappresentare tale antroporfismo aborigeno in sinergia con la natura animale risiede nel riferimento a modelli antropologico-culturali – emulati anche sul piano tecnico-esecutivo- lontani dalla civilizzazione, vicini all’innocenza pura propria del “buon selvaggio” e tesi a esprimere nella contemporaneità pulsioni, istintualità e sensazioni vissute.

L’area presbiteriale apre alla luce nel richiamo simbolico all’occhio quale simbolo supremo e vigile. Le sagome bidimensionali, che nel legame con il luogo riecheggiano la pratica ostensoria temporanea di sacre rappresentazioni processionali, divengono totem in posa ieratica. Un medaglione, in forma di talismano, cita le stesse opere in mostra: un cavaliere, un cervide, una ciotola “vedente” inaugurano una mitologia naïve che invita ad abbandonare lo sguardo, rapito dall’immaginazione per guardare oltre (6).   Una figura femminile (3) esprime una santità tribale, un sacrificio irrazionale e surreale nei rimandi iconografici quali il fuoco, l’acqua, la fertilità, la veste decorata con una creatura ornitomorfa. Il volo iperuranico e l’eternità sono custodite da due fenici in posizione araldica a ribadire la struttura simmetrica delle collocazioni spaziali (4). L’abside lascia intravedere due grandi occhi (5) che incorniciano l’altare, sintesi della visione e del rimando di sguardi tra dimensioni ora concrete e  ora astratte, ora reali e ora ideali.

La dualità è riportata nella navata nelle due ciotole dipinte, manufatti dal sapore etnografico, che ritraggono volti quasi riflessi nel ricorso ad un linguaggio cerimoniale di derivazione lustrale (7). Il ritorno della simbologia purificatrice dell’acqua e del recipiente inteso come offerta votiva si legge ai piedi dell’altare nell’immagine di una creatura dai tratti originari realizzata come un acrolito proveniente da un mondo misterioso e senza tempo (8). L’idea di un eroe che ascende riporta ad antichi catasterismi di personaggi della leggenda o al tema cristologico della resurrezione. Un  feticcio apotropaico dà forma e consistenza al simulacro di un’apparizione o ad una rarità aliena da osservare con curioso stupore.

 

  1.  The golden age, acrilico e stoffa su tela, 2015

  2.  Andrea a cavallo, acrilico e stoffa su tela, 2015

  3.  Donna in fiamme, acrilico e tela su cartone sagomato, 2015

  4.  Le fenici, cartone, sabbia colorata, argilla, acrilico e vernice, 2015

  5.  I miei occhi, tela , gommapiuma, paglia, feltro e acrilico, 2015

  6.  If you come back, acrilico, tela, cartone, 2015 

  7.  I Volti, acrilico, cartone, sabbia colorata, feltro, tela, vasi in terracotta, 2015 

  8.  Il corpo dell’eroe, tela, stoffa, plastica, feltro, paglia, argilla e acrilico, 2015


 


 



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